Se ne parlò per la prima volta nel 1998 attraverso la mailing list dei cyberpunk, un gruppo di cryptographers di grande influenza nel mondo digitale.

I cryptographers erano noti per aver portato avanti battaglie che ci hanno permesso di utilizzare tecnologie spesso malviste dai sistemi di potere ed anche per aver condotto attacchi alle autorità governative utilizzando la rete. Tra questi cryptographers c’era l’inventore di BitTorrent, quello del peer-to-peer, che si chiama Bram Cohen.

C’era anche Julian Assange di WikiLeaks. E c’era anche lui…

un certo Satoshi Nakamoto.

Satoshi Nakamoto sarà il futuro creatore di Bitcoin, esperto di cryptocurrency e moneta elettronica.

A dire il vero il primo a parlare di criptomoneta non fu proprio lui, ma il programmatore Wei Dai, che per facilitare l’e-commerce propose, sempre in quel lontano 1998, una sorta di valuta digitale chiamata B-Money. Alcune caratteristiche di questa moneta, come la non tracciabilità e l’autonomia dall’autorità centrale, sarebbero stati elementi centrali del Bitcoin, che della criptomoneta è una delle prime implementazioni.

Satoshi Nakamoto iniziò a lavorare al progetto Bitcoin nel 2007, terminandolo due anni dopo e diventando ufficialmente il padre di una moneta digitale che non viene creata da una Banca Centrale ma da chiunque voglia partecipare a sostenere la rete mettendo a disposizione forza computazionale (hardware/computer).

Del padre di Bitcoin si sa veramente poco. Satoshi Nakamoto è uno pseudonimo e si presume che, chiunque egli sia, possa essere di origini giapponesi.

Anche se il primo software di Bitcoin rilasciato al pubblico pare non avesse una versione giapponese.

Altro non si sa sull’identità di Satoshi Nakamoto. Dal suo lavoro si deduce che sia un grande esperto di criptografia, ma non ci sono messaggi scritti da lui, o su di lui, sulle mailing list dedicate a questo argomento.

Inoltre, per il suo lavoro su Bitcoin ha spesso utilizzato strumenti che l’hanno reso anonimo o invisibile.

Certo è che Satoshi Nakamoto non fa più parte dell’attuale progetto Bitcoin dalla fine del 2010 ed i messaggi più recenti indicano che è andato per sempre.

Molti hanno ipotizzato che quella di Satoshi, nome che pare possa significare “saggezza”, sia stata un’identità creata ad arte per nascondere il vero creatore, o il gruppo di creatori, di Bitcoin.

Altri lo considerano un individuo anonimo e leggendario che utilizza le sue conoscenze per ispirare chi ha un’indole hacker.

Online si trova di tutto su Satoshi Nakamoto: chi dice che è vivo e che vuole distruggere il sistema bancario, chi scrive che è stato anche un responsabile di Napster, chi dice che è morto e chi che è stato ucciso.

Comunque siano andate le cose, nel 2009 nasce Bitcoin, sviluppato intorno all’idea di utilizzare la criptografia per controllare la creazione e il trasferimento di denaro, invece che appoggiarsi alle autorità centrali.

Autorità centrali che oggi possiamo identificare in Europa come la BCE e in America come la Federal Reserve.

E questa è la più grande ambizione del Bitcoin e probabilmente la più grande ambizione di questo nuovo secolo.

Ma non finisce qui.

Perché Bitcoin ha avuto anche il merito di aprire la strada a qualcosa che sarebbe andato ben oltre una rivoluzione esclusivamente legata al denaro.

Se hai mai pensato che un ragazzo, poco più che maggiorenne, con una semplice ma potente idea potesse essere in grado di riorganizzare e migliorare molte delle interazioni economiche che tutti i giorni accadono sul pianeta Terra, questo è esattamente ciò che ha fatto Vitalik Buterin con il progetto Ethereum.

Ma questa è ancora un’altra storia, e se vuoi, puoi approfondirla nel video numero 5 che trovi in home page su https://etherevolution.eu.

Per Aspera ad Astra.

La salute è la risorsa essenziale della vita, la risposta perfetta di un organismo al suo ambiente, non semplicemente assenza di malattia ma benessere totale.

È evidente che oggi non siamo in grado di preservare un ambiente favorevole alla salute e l’OMS ha dovuto riconoscere che bisogna urgentemente affrontare il problema dell’aumento delle malattie croniche non trasmissibili attraverso l’informazione, l’educazione e la prescrizione di stili di vita salutari. Certo anche i geni giocano un ruolo importante, soprattutto nella misura in cui, sempre noi con i nostri comportamenti, attraverso la nutrizione, il movimento, quei sani stili di vita di cui dicevo prima, nonché le reazioni biochimiche ad essi combinate, possiamo svegliare o tenere silenti i nostri geni nel bene e nel male.

Possiamo considerare la genetica una componente fissa, mentre ambiente, alimentazione, attività fisica, stress, sono le variabili.

Tuttavia, quanta maggiore conoscenza ho del mio patrimonio genetico tanto più posso intervenire sullo stesso, rafforzandolo ed evitandone, o perlomeno ritardandone, le risposte patologiche.

Le differenze genetiche, infatti, determinano anche differenti risposte metaboliche: esiste una precisa chimica delle reazioni non solo a quello che mangiamo, ma anche a quanto mangiamo e a quando lo mangiamo.

Questo ci porta direttamente verso un’altra considerazione: le indicazioni nutrizionali sono indicazioni medie per la popolazione, se si vuole avere una risposta specifica da un dato organismo, diventa indispensabile conoscerne il patrimonio genetico.

Nutrigenomica (la scienza che studia le correlazioni tra gli alimenti e le modifiche del DNA) e la Nutrigenetica (la scienza che si occupa di studiare i rapporti tra il patrimonio genetico e la variabilità individuale ai cibi) sono le due scienze della nutrizione che, basando diagnosi e prognosi sul patrimonio genetico, consentono al nutrizionista di valutare la specifica risposta metabolica del soggetto ai diversi macronutrienti.

Un esempio paradosso è quello relativo ai carboidrati. Mediamente si sa che assumere più del 49% della propria dieta in carboidrati porta ad un aumento del peso, ma questa “informazione generica e media” non ha valore per color che sono “non sensibili” ai carboidrati, i quali possono avere anche una diminuzione del peso all’aumentare del consumo di carboidrati.

La genetica pertanto serve a personalizzare la percentuale di macronutrienti e micronutrienti nelle singole diete. Un altro esempio è dato dal convincimento comune che l’assunzione di omega 3 favorisca il colesterolo buono a scapito di quello cattivo, ovviamente non vale per tutti, così come esistono persone che bevendo molto caffè si proteggono dall’infarto, laddove per la maggior parte è una bevanda nociva.

E lo stesso discorso vale con riferimento all’ambiente in cui si vive che spiega come pur vivendo nello stesso ambiente tossico, esempio la prossimità a stabilimenti dell’industria pesante, alcuni si ammalino ed altri no.

Date queste premesse emerge una nuova visione della scienza biomedica che da curativa deve diventare prima di tutto predittiva e personalizzata, con vantaggi lapalissiani: riduzione del peso economico sui costi della sanità pubblica, aumento delle consapevolezze e dello stato di benessere con diminuzione delle sofferenze per i singoli grazie all’anticipazione della presa in carico di quelli che allo stato attuale sono considerati solo come disturbi ma che nel tempo diventano malattie vere e proprie.

E da qui comincia il cammino di chi desidera impostare uno stile di vita sano. La conoscenza della propria specifica sensibilità verso nutrienti e micronutrienti è il primo indicatore: se so di avere una genetica sensibilità al sale, ne posso dedurre che sarò più facilmente soggetto ad avere la pressione alta, il che deve naturalmente portarmi a ridurre il sale nella mia dieta.

La branca della medicina che si occupa di studiare le ricadute degli stili di vita sulla salute è la Medicina degli Stili di Vita importata in Italia grazie alla Mediterranean Society of Lifestyle Medicine.

I Pilastri della Medicina dello Stile di vita sono:

cosa, come e quando mangiamo;

se, come e quando svolgiamo attività fisica;

se e come rispondiamo allo stress;

se e come sosteniamo le relazioni affettive.

Ma come far apprendere uno stile di vita attivo al meglio?

Le cosiddette “tecniche attive di apprendimento” coinvolgono attivamente la persona nel processo di apprendimento.

La lezione, nelle sue diverse accezioni, è certamente il modo di insegnare più frequentato, ciò non significa che sia il metodo più efficace per ogni disciplina e per ogni apprendimento.

Al contrario, in tutte le discipline (anche in quelle più teoriche) si dovrebbero attivare metodi diversi:

per sviluppare processi di apprendimento diversi e più autonomi (non solo quello per ricezione, ma anche per scoperta, per azione, per problemi, ecc.);

per garantire un’offerta formativa personalizzabile (l’allievo che non impara con un metodo, può imparare con un altro);

per promuovere e/o consolidare l’interesse e la motivazione dei soggetti coinvolti nella formazione.

È quanto accade persino alla guida di una macchina.

Non impariamo a guidare leggendo un manuale, ma facendo pratica concreta dei vari movimenti.

E con ripetizione costante apprendiamo le manovre in modo opportuno.

Dieci anni dopo non ci ricordiamo cosa è scritto nel manuale, ma se ci mettiamo al volante la memoria delle azioni corrette da compiere torna senza difficoltà.

Si potrebbe avanzare una legittima obiezione:

apprendere un concetto è la stessa cosa che imparare a guidare una macchina?

Come si può mettere sullo stesso piano un processo mentale interno e un’azione esterna?

La differenza non è così grande …

Ogni idea che viene in mente è accompagnata da un linguaggio automatico subvocale che formula verbalmente quel concetto.

Ma cos’è il linguaggio subvocale?

Il linguaggio subvocale viene anche definito monologo interiore.

Ovvero, formuliamo a noi stessi silenziosamente i pensieri e le idee che ci vengono in mente. Solitamente non siamo consapevoli di questo processo.

Infatti, persino quando il nostro linguaggio subvocale non produce frasi complete, elabora tuttavia parole chiave che stabilizzano i nostri concetti, approfondendo la nostra traccia mnemonica e riportando il concetto alla mente quando abbiamo bisogno di questa informazione.

Una volta che la traccia mnemonica viene stabilizzata, le nostre menti possono proseguire oltre e possiamo generare altri pensieri sull’argomento.

Se vogliamo che la lezione una volta entrata da un orecchio non esca dall’altro, occorre che a seguito di essa vi sia la pratica. Quotidiana.

L’obiettivo del nuovo commercialista, deve essere quello di diventare il vero consulente globale del cliente, attraverso l’acquisizione di nuove competenze di tipo gestionale e organizzativo.

Per farlo oggi diventa quasi indispensabile affiliarsi a reti di professionisti specializzati che grazie all’unione delle diverse competenze aumentano la capacità di soddisfare le esigenze lavorative dell’impresa cliente.

I nuovi professionisti devono acquisire la consapevolezza che la ricchezza e la crescita economica oggi dipendono da risorse intangibili: patrimonio intellettuale, organizzazione, relazioni, marketing e comunicazione.

I fattori cardine della cosiddetta economia intangibile sono quattro:

1. conoscenza: cioè quello che si sa, quello che si può sapere e come lo si può usare;

2. collaborazione: cioè la gestione delle risorse interne ma anche la capacità di coinvolgere partnership esterne;

3. fidelizzazione: cioè coinvolgimento delle risorse interne ed esterne dello studio ed acquisizione della fiducia da parte del cliente;

4. gestione del tempo: miglioramento della gestione del tempo da parte dei professionisti e soprattutto da parte di tutti i collaboratori interni dello studio.

C’è da sottolineare che gli adempimenti sono cambiati e sono sicuramente decuplicati.

Sono aumentate le responsabilità e molto spesso il commercialista è diventato il parafulmine delle negligenze delle aziende e lo zerbino degli uffici finanziari. Una situazione decisamente insostenibile per un professionista.

Un’altra novità è data dal fatto che il commercialista deve necessariamente diventare anche imprenditore di se stesso.

I professionisti in generale, ed i commercialisti in particolare, mal digeriscono l’organizzazione del proprio studio, la delega, ai propri collaboratori e/o soci, di adempimenti che sono di esclusiva competenza del capo dello studio.

Lo studio professionale moderno deve avere l’obiettivo di rappresentare un’adeguata risposta alle mutate esigenze del mercato al fine di fornire un servizio di consulenza innovativa, personalizzata, con uno standard qualitativo elevato.

Deve individuare e condividere sia con i soci dello studio che con tutti i collaboratori e gli eventuali partners: la Mission; la Vision; i Valori.

Deve inoltre definire tutti i servizi che vuole fornire ai propri clienti attuali e potenziali e soprattutto il target di clientela che intende servire. Basta tuttologi!

Selezionare prima e, soprattutto, formare continuamente dopo il personale che deve far parte dello studio. La professionalità dei collaboratori è sinonimo di qualità del servizio offerto.

Consegnare periodicamente ai propri clienti questionari di soddisfazione deve diventare una bellissima abitudine formativa.

È statisticamente provato che solo il 7% dei clienti insoddisfatti si lamenta esplicitamente, gli altri, se sono scontenti, decidono di andare via e basta!

Con la riforma delle professioni anche il modo di comunicare e di fare marketing è cambiato radicalmente.

Adesso, infatti, anche i professionisti possono promuovere il proprio studio attraverso piani di marketing sicuramente diversi rispetto a quelli di un tempo.

Negli anni passati i commercialisti non hanno dato molta importanza a marketing e comunicazione perché non era ritenuta una cosa da prendere in considerazione.

Oggi però questa caratteristica è divenuta indispensabile.

Per ultimo, ma non meno importante, vi sono gli strumenti che lo studio utilizza in termini di strumentazioni ma software soprattutto.

Quando parlo di software non mi riferisco al solito gestionale che il commercialista usa per la tenuta della contabilità, per la redazione dei bilanci e delle dichiarazioni dei redditi.

Ma a software innovativi che, oltre a gestire le normali incombenze dello studio, devono aiutare gli operatori a verificare l’effettiva efficienza e redditività dello stesso, aiutare i professionisti ad attuare un reale controllo di gestione e, non meno importante, i collaboratori a ricordare le scadenze e non solo quelle fiscali. Questi software aiutano a gestire il lavoro quotidiano e soprattutto tutte quelle incombenze che non riguardano la mera contabilità ma che sono altrettanto importanti nell’economia dello studio, come la gestione del contenzioso (es. avvisi bonari, cartelle esattoriali, ecc.).

In commercio se ne trovano innumerevoli e quasi sempre sono completi ma difficili da usare e soprattutto molto cari, oppure molto lacunosi e poco utili.

In considerazione di tutto questo, abbiamo deciso di costruirci il C.R.M. in casa e abbiamo coinvolto un nostro cliente e amico, analista di software, che, sotto la nostra direzione, ha realizzato un C.R.M. che amichevolmente abbiamo voluto chiamare “YOU & ME”.

Tutto quanto riportato precedentemente, aiuterà il professionista a vivere meglio la propria vita professionale e personale, nonché a migliorare i servizi nei confronti dei propri clienti: vera e propria mission!

È il momento di evolvere la nostra professione!

Non è un semplice panettiere. Il suo nome è Francesco De Pasquale, titolare del Panificio Santa Fara Caffè Bistrot, ma per i suoi clienti è il “Panettiere Gourmet”!

Ogni giorno con storie e post su Instagram e Facebook (ma anche con frequenti dirette live!) divulga la sua arte culinaria legata al mondo della panetteria elevandola in chiave gourmet per stravolgere la tradizione con l’innovazione. Seguirlo sui social tutti i giorni è veramente stimolante!

Un mix di antiche ricette che vengono rilette in chiave moderna, appunto gourmet.

Tutti sono unanimemente concordi nel vedere in lui, sebbene giovanissimo, un artista dei giorni nostri, a tratti avanguardista, che con le sue mani riesce a dare vita a qualcosa di magico per il palato.

E come accade per ogni magia che si rispetti, ci sia aspetta che da un momento all’altro compaia l’ingrediente misterioso, quell’elemento alchemico che nessuno può conoscere, ma che è il vero segreto!

Invece NO! Nessun colpo di teatro, nessun coniglio dal cilindro, nessuna magia inaspettata: l’unico ingrediente sovrano della cucina di Francesco è Mia!

Lei accompagna i giorni e soprattutto le notti di Francesco da almeno due anni.

È il motivo per il quale si alza ogni giorno in piena notte, non importa se è domenica, lei pretende le sue attenzioni sempre!

È semplice nelle richieste, ma costante. Ha solo bisogno di attenzioni, ha bisogno che le si dia da mangiare e da bere, che le vengano date tutte le cure che merita…

Non stiamo parlando di sua figlia, ma per lui è un po’ come se lo fosse.

Mia è il suo lievito madre vivo, l’unico vero ingrediente segreto artefice dell’altissima digeribilità delle proposte gastronomiche di questo abile panificatore e che le rende così speciali.

Oggi Francesco delizia il palato dei baresi con nuove focacce gourmet: farcite, ai cereali o la classica, rinomata tra gli intenditori dal palato fine e i ricercatori del gusto raffinato.

Di certo non una semplice focaccia!

All’interno del suo laboratorio, un luogo quasi mistico che profuma di casa, di cose buone, sane e fatte con amore, nascono specialità come le sue coloratissime “FOCACCE GOURMET” che, nel rispetto delle ricette della panificazione tradizionale, rispondono a pieno alle nuove richieste sempre più ricercate di cucina sana e digeribile.

Non a caso, infatti, accanto alla regina del laboratorio, Mia, primeggia anche una farina speciale, riconosciuta anche da recenti studi condotti da università italiane ed estere, come una delle farine più salubri e addirittura curative: la farina di grano Senatore Cappelli.

Non è un segreto che, negli ultimi anni, l’incremento esponenziale di intolleranze alimentari legate al consumo di cibi realizzati con materie prime dannose come le farine raffinate abbiano risvegliato nei consumatori un’attenzione sempre maggiore verso ciò che mangiano e soprattutto li abbiano resi sempre più consapevoli ed esigenti.

Francesco non ha fatto molta fatica ad adeguarsi, anzi non ha dovuto proprio farlo: per lui la qualità è sempre stata la “normalità”. Pochi ingredienti, ma ricercati! E il gioco è fatto! Così nasce un nuovo concept di “panificio gourmet”: da un pugno di farina e un pochino di acqua, con la spinta di Mia, le brave mani di questo giovanissimo panificatore realizzano una grande varietà di prodotti gustosissimi.

Dai cornetti caldi a 25 strati, con burro affiorato di Normandia, sfornati ogni mattina, a quelli da congelare per coloro che non vogliono rinunciare alla qualità e al gusto per la colazione a casa.

Dalle colombe pasquali, rigorosamente fatte a mano e in numero limitato, fino all’attesissima produzione della varietà di panettoni farciti realizzati per il Natale.

Con prenotazioni aperte già da diverse settimane, la proposta dei panettoni o delle colombe pasquali di Francesco è vasta e ghiottissima: salati e dolci, c’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Scopri di più su questo Businessman e visita il suo sito www.panificiosantafara.it.

Il suo nome è Giacomo Bruno ed è stato definito dalla stampa “il Papà degli Ebook” per esser stato il primo a portare gli ebook in Italia nel 2002, ben 9 anni prima di Amazon e di tutti gli altri editori. 27 sono i libri che portano il suo nome come autore e più di 600 quelli pubblicati dalla sua casa editrice, la Bruno Editore. Intervistato dalle più famose testate italiane, è considerato l’Editore Digitale n.1 in Europa e il più celebre “book influencer” a livello italiano. Oggi abbiamo finalmente il piacere di intervistarlo per voi.

Perché è importante scrivere un libro?

Il libro è indubbiamente il nuovo biglietto da visita. Che uno sia dipendente, imprenditore o libero professionista, scrivere un libro è l’unico strumento al mondo capace di far acquisire istantaneamente un altissimo livello di autorevolezza all’autore stesso. Questo perché da un lato ti fa uscire dall’anonimato e dall’altro ti fa raccontare la tua storia, i tuoi punti di forza, i tuoi successi. Soprattutto in un momento come quello attuale, valorizzare sé stessi, le proprie capacità e competenze è di fondamentale importanza.

La stampa l’ha più volte definito “Il Papà Degli Ebook”. Come nasce la sua passione per l’editoria?

Ho sempre avuto un grande amore per il mondo dei libri e per la formazione in generale. Talmente grande che nel lontano 2002 ho scritto il mio primo libro: un manuale pratico sulle tecniche di comunicazione. La cosa straordinaria è che ha avuto un tale successo che, sin dai primi anni della mia carriera editoriale, sono diventato il punto di riferimento di tutte le televisioni italiane. La grande intuizione avuta allora è stata quella di pubblicare il mio testo come ebook. Pensi che è stato il primo libro di formazione in formato digitale in Italia. Senza rendermene conto, avevo creato un nuovo settore da zero nell’editoria italiana. Da lì il termine “Il Papà Degli Ebook”.

Come ha fatto ad intuire che in Italia il formato digitale avrebbe potuto trovare terreno fertile?

Tutto è nato da una mia esigenza personale. Già allora leggevo molti manuali in inglese e l’unico modo per riceverli era in formato cartaceo prevalentemente dagli Stati Uniti. Il risultato? Tempi di attesa interminabili ed estenuanti. Quando poi ho scoperto che proprio in America stava prendendo piede il formato digitale, ho subito pensato che sarebbe potuto diventare il futuro in questo settore e che probabilmente anche altre persone in Italia avrebbero potuto trarne beneficio. Insieme a mia moglie Viviana Grunert abbiamo quindi investito tutte le nostre energie in questo progetto editoriale che ha dato vita alla nostra casa editrice, la Bruno Editore.

Quali risultati ha conseguito nel corso di questi anni?

Quando ho capito che il futuro dell’editoria sarebbe stato “digitale”, ho cercato di dare la possibilità anche ad altri professionisti come me di condividere le proprie conoscenze sotto forma di libro. Per questo motivo, ho pensato di verticalizzare la mia azienda specializzandola nella pubblicazione di manuali finalizzati alla crescita personale, professionale e finanziaria. Nel giro di pochi anni abbiamo pubblicato centinaia di autori esordienti, tutti esperti nella propria materia, e abbiamo raggiunto oltre 2.000.000 di lettori italiani.

I vostri libri sono tutti “Bestseller” su Amazon. Qual è il segreto di tale successo?

Nel 1996 ho iniziato la facoltà di Ingegneria e mi sono subito appassionato al mondo dell’informatica.

Allora mi divertivo a studiare gli algoritmi dei motori di ricerca ed ero primo sulla maggior parte delle parole chiave, sia sui motori più “anziani” come Altavista, Arianna, Italiaonline, Virgilio, sia sulle prime versione di Google.

Con il passare degli anni il motore di ricerca più importante è diventato sicuramente quello di Amazon: 600.000.000 di clienti registrati, in cerca di un libro o un prodotto da acquistare.

Mi sono serviti un paio di anni per decodificare i risultati di ricerca e capire come posizionare i libri della mia casa editrice per primi nelle classifiche. Il titolo del libro, la descrizione e la copertina sono solo alcuni degli elementi che fanno la differenza per diventare Bestseller su Amazon.

Ma non è solo questione di algoritmo: contano i numeri e la credibilità, e noi abbiamo entrambi.

Quali sono i numeri che impattano sul far diventare Bestseller un libro?

Partiamo da un dato fondamentale. Abbiamo oltre 1.000.000 di follower e quando pubblichiamo un libro viene subito scaricato da migliaia di persone diventando primo assoluto. Ci sono voluti 20 anni per costruire questi numeri ma la credibilità è data soprattutto dalla qualità dei nostri libri. I libri che pubblichiamo sono molto amati per la loro semplicità e per il loro stile comunicativo.

E quando esce una novità c’è subito la corsa al download. Da lì al diventare Bestseller il passo è breve.

Quali sono stati i risultati generati dagli autori Bestseller che avete lanciato?

Indubbiamente, uno dei casi di maggior successo è quello di Carlo Carmine. Stiamo parlando di una persona che ha saputo trasformare la propria professione in un business di successo da 10.000.000€ all’anno, andando a valorizzare le proprie abilità e conoscenze in un mercato molto di nicchia e richiesto: quello dei ricorsi verso Equitalia.

Un caso di successo “al femminile” è invece quello di un’altra nostra autrice, Grazia Lillo. Talmente grande la visibilità e l’autorevolezza generata a seguito della pubblicazione del suo libro, che il suo manoscritto è arrivato persino nelle mani di sua Santità Papa Francesco.

Come può vedere quindi, non esiste un vero segreto del successo. Tutto sta nel comunicare il giusto messaggio nella maniera più chiara e lineare possibile.

Quale sarà, secondo lei, il futuro dell’editoria in Italia?

Internet e i social hanno rivoluzionato per sempre il mondo dell’editoria.

I lettori ormai trascorrono decine di ore a settimana su Facebook, Instagram e blog vari, leggendo articoli e news sul proprio cellulare.

Di contro leggono in media 1 libro all’anno. L’unico settore fortemente in crescita è quello dei libri di formazione: le persone sentono sempre più l’esigenza di crescere e acquisire nuove competenze.

Il bello è che non le cercano in libreria, ma online. Cercano gli Autori più esperti, i loro articoli, i loro profili e i loro libri. Gli Autori, così come gli Editori, devono adattarsi velocemente a questa nuova realtà, o peseranno sempre meno nel panorama internazionale.

Siamo arrivati alla fine della nostra intervista. Quali obiettivi ha per la sua casa editrice?

Sebbene l’Italia sia un Paese che statisticamente legge poco, l’obiettivo della nostra casa editrice è quello di raggiungere 10.000.000 di italiani in 5 anni.

Un obiettivo ambizioso, questo è vero, ma è altrettanto vero che ci circondiamo di autori talmente preparati e selezionati, che sono pronti a creare manuali di assoluto valore per dare ai lettori informazioni e contenuti pratici capaci di migliorare realmente le loro vite. Motivo per il quale, chi si sente allineato a noi, può inviare la propria candidatura su www.brunoeditore.it

Può l’immagine sostituire l’approccio comunicativo-verbale?

In questo momento particolare, che ha modificato notevolmente il nostro quotidiano, trascorriamo gran parte del nostro tempo di fronte ad uno schermo, sia esso quello di un PC, di un tablet o di uno smartphone. Essi diventano strumenti che garantiscono la nostra interazione con il mondo esterno. Risulta evidente l’indiscutibile rilevanza dei mezzi di comunicazione digitale quali strumenti veicolari per le informazioni, ma soprattutto importanti opportunità per attività imprenditoriali che interagiscono on-line.

Il linguaggio visivo, fatto di foto, video e di tutto ciò che può essere catturato e percepito con gli occhi, diventa oramai insostituibile.

La Image Center Productions di Bari, azienda leader nel settore della fotografia e della post-produzione video, guidata da Rocco e Marco Solimine, ha dedicato un ramo della sua attività, chiamato Publimaker, proprio a questo tipo di comunicazione imprenditoriale.

Essa è incentrata sulla produzione di contenuti audio-video di alto livello, che costituiscono oggi il fulcro dei canali social, e che garantiscono la presentazione di aziende del territorio, attraverso il Visual Marketing.

L’immagine si basa sul concetto dell’immediatezza, strumento per informare, proporre e convincere il consumatore.

Si trasmette così, in maniera efficace, ciò che sarebbe comunicato molto più lentamente attraverso il linguaggio verbale.

La finalità della Image Center Productions è quella di rendere il consumatore moderno, soggetto consapevole, attivo e responsabile.

La Image Center Productions, allineandosi con le emozioni del consumatore, ricrea, attraverso le proposte delle aziende, il desiderio di rivivere una realtà e di poter avere subito un prodotto ove lo stesso non ci sia.

Questo è il caso di Barbus, non solo un salone da barba per uomo, ma un luogo di incontro per businessmen, per coloro che desiderano curare la loro immagine e allo stesso tempo forse ritrovarsi a parlare di affari.

Un’azienda che ha scelto il canale visivo ed in particolare il protagonista maschile, per parlare di sé e per interagire con il mercato.

Il nostro messaggio visivo ha senza dubbio contribuito a consolidare la brand identity e ha permesso di distinguere l’attività di Barbus da quella dei competitors.

È evidente che il linguaggio visivo è compreso nell’immediato da persone e culture diverse, ecco perché questa strategia di marketing, se ben strutturata, è consigliabile a qualsiasi azienda.

Nel caso di Barbus, si è sfruttato il digital storytelling, attraverso la narrazione del protagonista Gianni Panza e degli ambienti del salone stesso e della nuova sede nell’aeroporto di Bari.

Abbiamo creato così una connessione con l’utente finale, cercando di coinvolgerlo in un modo appassionato.

L’accurata presentazione delle web series, le foto e i video realizzati per  l’e-commerce e per l’App di Barbus, hanno permesso di inquadrare i prodotti da ogni loro angolazione, permettendo di sopperire così alla mancanza di un contatto tattile e arrivando così per default all’acquisto. I Video e le foto offrono un prodotto e un servizio unico, aderendo alla realtà e permettendo alle aziende come Barbus di valorizzarsi ulteriormente e di presentarsi vincenti sul territorio.

La Image Center Productions concorre al raggiungimento delle mission aziendali con le immagini, come forma di comunicazione, che vengono diffuse attraverso i social e  che sono capaci di influenzare gli atteggiamenti e le scelte riguardanti il consumo dei beni o l’utilizzazione dei servizi.

Tutto questo stimola i numeri e la continuità delle domande rivolte all’azienda, e fornisce un’affermazione del marchio.

È indubbio che gli audiovisivi e gli scatti prodotti debbano essere curati nei minimi particolari. Il consumatore, ne sarà più attratto, quanto più ben costruito apparirà il messaggio e il contenuto visivo proposto.

La Image Center Productions di Bari si rivolge solo a veri professionisti, che hanno l’esigenza di migliorarsi sempre, di valorizzare i loro prodotti e di presentarsi sul territorio come una vera e propria eccellenza.

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